Tagged: Cultura

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Liliana Segre torna al binario 21 e racconta il suo viaggio verso Auschwitz: “Qui ho smesso di essere una bambina come le altre”

“Il 5 settembre 1938 ho smesso di essere una bambina come le altre”. Parola di Liliana Segre, una delle poche testimoni ancora in vita della Shoah, appena nominata senatrice a vita dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Un ‘segnale’ del Colle che ha scelto una sopravvissuta ai campi di sterminio come sua prima nomina, tra l’altro a una settimana dal Giorno della Memoria e nell’80esimo anniversario della promulgazione delle leggi razziali in Italia.
“Ho ottantasette anni, ne avevo tredici quando fui deportata ad Auschwitz. Mi fa una pena ricordare quella ragazzina che ha l’età di mio nipote. Il freddo, la solitudine, l’essere rimasta sola e tutto quello che questi occhi hanno visto”, racconta al fattoquotidiano.it la neosenatrice a vita, ricordando come prima della promulgazione delle leggi razziali fasciste, per lei essere ebrea, nata a Milano da famiglia milanese, volesse semplicemente dire essere esonerata dall’ora di religione e non espulsa da scuola come invece capitò..

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Sartre, De Beauvoir e Lanzmann, le lettere del triangolo amoroso 

Correva il 1953. E Simone de Beauvoir, dal piccolo albergo dove alloggiava, il Doelen, ad Amsterdam, scrisse la sua prima lettera a Claude Lanzmann. «Amore mio, non sapevo che poteva essere così l’amore. Jean-Paul Sartre l’ho amato, certo, ma senza una vera reciprocità. E senza che i nostri corpi ci siano stati per niente. Nelson Algren? Mi ha scon…

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Il candidato naif e il sugo della storia

Matteo Salvini è il più convinto sostenitore di Sergio Pirozzi, che vuole candidarsi alle elezioni regionali del Lazio, in barba allo scetticismo del centrodestra. Pirozzi è il sindaco di Amatrice. Dopo il tragico terremoto che ha devastato la zona, Pirozzi si è imposto alla ribalta mediatica per i suoi modi bruschi e diretti, diventando ben presto uno dei simboli del sisma. Ex calciatore (è stato capitano del Rieti), ex allenatore (ha occupato le panchine dell’Ostia Mare, della Sorianese e del Rieti), non ha mai nascosto le sue simpatie per la destra: «Sono di destra. Non piace? Me ne frego!». Amante delle felpe con scritta, come Salvini, in questi anni ha compiuto diverse battaglie a tutela del territorio e della salsa all’amatriciana (lotta dura con Cracco che proponeva l’uso dello spicchio d’aglio in camicia!). Ritiene che le tate straniere non insegnino i valori fondanti di questa nazione, ammira profondamente Mussolini (a parte le leggi razziali). Un tempo, «all’amatriciana» era ..

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De Wavrin pioniere del cinema nel Sud America misterioso 

È una bella storia della prima metà del Novecento quella del marchese Robert de Wavrin, dimenticata e ora riscoperta. La storia di un aristocratico di provincia, nato e cresciuto nelle Fiandre, che a un certo punto si ritrova a percorrere le regioni sconosciute del Sud America e a contatto con gli indiani si scopre esploratore, etnografo e cineasta…

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Polanski, Céline, Woody Allen I bersagli dei nuovi censori 

Un’ondata neo-oscurantista rischia di travolgere il buon senso e la cultura, agitando lo stendardo del Bene e del Giusto. Si affaccia l’ipotesi di non far uscire A Rainy Day in New York di Woody Allen per via dell’accusa rivolta al regista, che peraltro un tribunale americano ha già giudicato infondata, di aver violentato la figlia minorenne Dylan Farrow. Il lato più brutto di questa ipotesi è che si possa ritenerla verosimile: cioè il mondo sta veramente discutendo se sia il caso di far uscire un film di Woody Allen, non è una fake news, è davvero la spia di un clima tremendo di censura e di intimidazione.

Dovrebbe essere normale stabilire che un conto sono le opere dell’arte, della letteratura e del cinema, e un altro sono le eventuali (eventuali, meglio ripetere) malefatte commesse da chi ne è artefice. Invece non lo è più e si parla tranquillamente di cancellare l’arte per colpire retroattivamente l’artista. Non è uno scherzo: nei mesi scorsi un nutrito gruppo di dimostranti ha pr..

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Protestare è giusto  ma basta piagnistei

Caro Aldo,
io, ragazza nata nel 1999, mi chiedo perché i politici italiani stiano ponendo così poca attenzione verso i giovani elettori come me e si lamentino poi che la nuova generazione non va a votare. Le tasse e il lavoro ancora forse non ci riguardano, ma la scuola è di nostro fondamentale interesse. Prima del 4 marzo qualcuno spenderà qualche parola anche riguardo a questo argomento?
Allegra Semenzato [email protected]

Cara Allegra,
Innanzitutto grazie per la lettera: ne ricevo moltissime, ma pochine dai diciottenni. Tuttavia non sarei intellettualmente onesto se ti blandissi dicendoti forse le cose che vuoi sentirti dire (scusa se ti do del tu ma hai l’età di mia figlia). È vero che la politica si disinteressa dei giovani, è vero che l’Italia spende molto di più per le pensioni che per la scuola, è vero che abbiamo accumulato un ingente debito pubblico che si riversa sulle vostre spalle, è vero che troppi ragazzi devono andare all’estero per trovare lavoro. Ma ti assicuro ..

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Riccardo: «Lavoro a scuola da 10 anni, ma ora mi prendo la laurea»

Da tre anni, dopo sette di precariato, è diventato finalmente educatore a tempo indeterminato. Eppure Riccardo Circià, bolognese, 36 anni, ha deciso di rimettersi a studiare: «Perché voglio diventare insegnante, e maestri non ci si improvvisa: dovrebbero capirlo anche i diplomati magistrali, soprattutto quelli che non hanno mai messo un piede in una classe. È un lavoro importante e delicato, quello che si fa con i bambini dai 6 agli 11 anni: perciò io prenderò la mia seconda laurea per abilitarmi e poi tenterò il concorso, proprio come dovrebbero fare loro».

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Leggi razziali, Vittorio Emanuele III condannato 80 anni dopo: l’Italia fa i conti con il passato, ma è solo uno spettacolo

Messo alla sbarra da un tribunale italiano, 80 anni dopo aver promulgato le leggi razziali. Vittorio Emanuele III è stato condannato, con sentenza unanime, a Roma, di fronte a una corte presieduta dall’ex ministro di Giustizia Paola Severino, da Giuseppe Ayala, ex pm nei processi contro la mafia, e da Rosario Spina, membro del Consiglio Superiore della Magistratura. Un processo destinato a fare la storia, due ore di dibattimento serrato, che hanno portato alla condanna postuma del penultimo monarca di Casa Savoia. La sua colpa? Aver firmato le “Leggi per la difesa della razza”, nel 1938, togliendo qualsiasi diritto ai cittadini italiani di origine ebraica.
A guidare l’accusa, il pm Marco De Paolis, capo della Procura militare di Roma, una vita dedicata a perseguire i criminali nazisti. “Ho ritenuto che fosse importante partecipare, per far luce su questa pagina della nostra storia. E ho preparato un atto d’accusa con il contributo di storici e giuristi, per chiedere un’affermazione di..

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Il teorema di Carofiglio: il debole diventa violento

Caro Aldo,
in questi giorni apprendiamo di attacchi di bande di ragazzini a coetanei soli. Forse lo Stato è assente, o il territorio non presidiato nel modo giusto (associato al cattivo esempio, secondo me, contenuto nelle fiction trasmesse dalla tv pubblica e tv private che non fanno altro che alimentare l’aspetto emulativo da parte di chi assiste a queste produzioni, Gomorra e similari), ritengo che talune funzioni (educative e comportamentali) non possono essere delegate dallo Stato ai cittadini. Inoltre non ho avuto modo di leggere, in nessun programma politico, tra quelli presentati in campagna elettorale, proposte di esponenti politici candidati che prevedano interventi sulla buona educazione nelle scuole e nelle famiglie. Tutti promettono soldi, ma nessuno si impegna a combattere atteggiamenti malavitosi, molto diffusi tra le persone mature e ora anche tra i ragazzini.
Rino Impronta [email protected]

Caro Rino,
È evidente che dietro l’operazione Gomorra non c’è la denu..

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Un adolescente è per sempre

La rivista scientifica Lancet annuncia la scoperta del secolo: l’adolescenza copre un periodo sempre più lungo dell’esistenza umana. Ci si addentra ad appena dieci anni e se ne esce, quando se ne esce, a ventiquattro. Pare dipenda da alimentazione e stili di vita. Sta di fatto che l’elastico di Peter Pan si è disteso all’inverosimile. Le mestruazioni in prima media e i denti del giudizio dopo la laurea, al punto che gli scienziati di Lancet si chiedono se non si debba spostare la maggiore età verso la trentina.

Alla luce della clamorosa rivelazione, le scelte della società italiana assumono tutt’altro significato. Quei figli aggrappati alla gonna materna fino alle rughe. Quei ragazzoni protetti dai genitori contro qualunque insidia attenti alla loro spiccata sensibilità. Quelle università ridotte a parcheggi senza uscita. Quei lavoretti precari e sottopagati che, rendendo impossibile l’indipendenza, strappano le ali al desiderio di formare una famiglia propria e di sfornare nuovi adol..

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Missione testimone: la numero 75190 è senatrice a vita 

Liliana Segre, 87 anni, neo senatrice a vita della Repubblica, è una signora d’altri tempi: gentile e apparentemente fragile. In realtà è una delle donne più forti e lucide che sia mai capitato di conoscere. Del resto non si sopravvive a una deportazione in un carro bestiame, a un campo di concentramento come Auschwitz, allo sterminio dei propri ge…

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In cammino per riparare il mondo  

Come si fa a entrare sotto la pelle di una bambina di tredici anni che in fuga dalle belve naziste cerca di scappare in Svizzera, è respinta al confine da solerti gendarmi, viene arrestata a Varese, trascorre settimane in carcere e il 30 gennaio del 1944 si ritrova su un carro merci con destinazione Auschwitz? Condividere l’esperienza della Shoah n…

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Segnale netto dal Colle 

Da tutti intesa quale riconoscimento ai reduci dell’Olocausto, la nomina di Sergio Mattarella va letta esattamente al contrario: è l’Italia che si «illustra» di poter accogliere nel proprio Parlamento figure esemplari come Liliana Segre. Difatti il Presidente ha telefonato alla neo-senatrice non per farsi ringraziare, semmai per ringraziarla di ave…

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Gerda Taro, l’ultima immagine Perduta, ritrovata, poi twittata

Il medico Janos Kiszely con Gerda Taro (courtesy John Kiszely)Un giovane medico assiste una giovane donna agonizzante, forse già morta, il sangue che le esce dal naso e dalla bocca. Lui è Janos Kiszely: ungherese, fa parte delle Brigate internazionali che combattono Franco. Lei è Gerda Taro, una dei più grandi fotografi di guerra. Sul retro della fotografia si legge (ma si tratta di una scritta successiva con tanto di errore): «Fronte di Brunete, Giugno 1937 (a Torrelodones), Mrs Frank Capa (in realtà Robert, ndr) del “Ce Soir” di Parigi, morta a Brunete».

Nella storia dell’immagine, rimasta celata per ottant’anni e pubblicata ora da «The Guardian», dopo che lo storico ed ex militare britannico John Kiszely, figlio di Janos, l’aveva postata il 16 gennaio su Twitter, c’è il destino di Gerda. Una fotografa che, come ha scritto Helena Janeczek nel recente romanzo La ragazza con la Leica (Guanda), «aveva dedicato la sua splendida vita a un degno compito, a una giusta causa persa».

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Sergio Claudio Perroni, il nuovo libro:  la poesia in prosa è la forma della vita

Dice: qual è la tua preferita? Qui non ho dubbi, la mia preferita è Sapere la strada. L’ho letta solo cinque o sei volte — ma metti pure dieci, son sempre poche, perché andrebbe imparata a memoria, da tanto è bella, da tanto è vera — e già ripenso a tutto quello che ho letto in vita mia, a tutto quello che ho scritto, e a quel che ho fatto di buono e di cattivo, già ripenso a tutto quello cui si possa ripensare, di fatto e di non fatto, da me e da chiunque altro, come al frutto di quell’attimo:

Sergio Claudio Perroni, «Entro a volte nel tuo sonno» (La nave di Teseo, pp. 180, euro 12, postfazione di Sandro Veronesi)Ti muovi nel buio e non ti trovi, cammini piano tra le pareti di casa ma ciò che ti aspettavi non lo tocchi, ciò che sfiori è inatteso, arriva troppo presto, troppo tardi, ha spigoli nuovi, profili inauditi, allora cerchi a tentoni l’interruttore più vicino, accendi un attimo la luce per orientarti, solo un attimo per non svegliarti del tutto, e quell’attimo ti basta per ind..