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D’Alema fa D’Alema, e Liberi e Eguali è già in ebollizione

“Dopo il 4 marzo c'è il 5 marzo”, dice D'Alema nella sua intervista al Corriere della sera che sta scompigliando le fila dei nemici, ma soprattutto degli amici dell'ex segretario della Fgci.
Infatti nella sua proiezione politica D'Alema si è spinto molto oltre, arrivando anche al 5 aprile, al 5 maggio, e oltre addirittura l'estate.
Un vero monumento di una politica politiciennes, dove il leader manovra senza curarsi della sua base sociale. E qui i sopracciglia si sono alzati numerosi proprio nella formazione “Liberi e Eguali”.
Non tanto per i singoli temi e contenuti toccati nella conversazione con Cazzullo, quanto proprio per il tipo di ragionamento, per il metodo, che il successore di Prodi a Palazzo Chigi ha coriacemente esibito, senza curarsi nemmeno di mitigare o diluire l'impatto con i suoi compagni di cordata.
In sostanza D'Alema, dopo essersi ulteriormente accanito sull'ombra ormai di Renzi, di cui già pregusta la rimozione, traccia le li..

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La svolta di D’Alema. Il “governo del presidente” come teatro del “renzicidio”

Per andare all'essenziale, l'intervista di Massimo D'Alema al Corriere – sempre fatale l'attrazione degli ex Pci per il principale giornale della borghesia italiana – è la classica intervista di “svolta”. La svolta è incarnata dalla formula del “governo del presidente”. Di un governo cioè che nasca per iniziativa, auspicio o sollecitazione del capo dello Stato, di fronte a uno scenario di ingovernabilità, frutto di una legge elettorale che, difficilmente, favorirà una maggioranza in grado di formare un governo. Non una grande coalizione politica alla tedesca (l'inciucio per dirla all'italiana), ma un governo istituzionale, con compiti precisi e circoscritti, a partire da una nuova legge elettorale.
Una proposta, sulla carta, rivolta a tutti, ma che, nella sostanza, ha come primo interlocutore il Pd. Anzi, una parte del Pd. Perché il governo del presidente è il terreno non per andare con Renzi ma proprio per ricostruire un centrosinistra “senza” Renzi, il c..

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Matteo Renzi rispolvera gli Stati Uniti d’Europa e chiede aiuto agli europarlamentari: in lista anche il capogruppo Pse Gianni Pittella

Nella storia ne hanno parlato in tanti, da Victor Hugo a Carlo Cattaneo, naturalmente Altiero Spinelli e persino l'anarchico Mikhail Bakunin: “Una sola strada è possibile: costituire gli Stati Uniti d'Europa”. Ora Matteo Renzi recupera questa vecchia idea, rilanciata più volte anche dal suo predecessore a Palazzo Chigi Enrico Letta. “Gli Stati Uniti d'Europa” è il titolo dell'iniziativa del segretario del Pd sabato a Milano con tutti gli eurodeputati Dem, cruciale punto di programma dei Dem per le politiche di marzo.
Il modello è naturalmente quello federale statunitense. Significa ristabilire il primato della politica sulla tecnica che finora ha plasmato fin troppo l'Unione Europea, che nel frattempo si trova al punto più basso della sua storia. E' questo il succo dell'intervento di Renzi all'iniziativa milanese: 11 tavoli di lavoro con gli europarlamentari per una mattinata, il discorso del segretario è previsto poco prima dell'ora di pran..

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Renzi mostra l’estratto conto: “Ecco, ho 15.859 euro, meno di quando ero premier”

Dopo la polemica sul caso della telefonata a De Benedetti, dopo altre accuse di mancata trasparenza, Matteo Renzi va in tv a Matrix e porta con se il suo estratto conto, stanco delle polemiche. “Ho due mutui e un conto corrente – racconta il segretario Pd – Mi piace la trasparenza. Mi hanno fatto polemica perfino sui sacchetti di plastica ma sulla mia onestà non accetto discussioni”. Così, davanti al conduttore Porro, tira fuori l'estratto conto e lo mostra, facendo vedere cosa è cambiato da quando era premier ad oggi. “Allora avevo 21mila euro sul conto, ecco, questa è del 30 giugno 2014 quando ero presidente” dice Renzi “e oggi ho 15.859 euro. Sempre se mia moglie nel frattempo non ha fatto qualche spesa”.

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Debito pubblico, i piani gemelli di Forza Italia e Pd per tagliarlo al 100% del pil “vendendo il patrimonio dello Stato”

L’idea non è particolarmente originale, considerato che se ne parla dall’inizio degli anni Novanta. Colpisce però che il progetto di un maxi taglio del debito pubblico basato su una vendita straordinaria di beni dello Stato sia messo nero su bianco, quasi identico, nei piani di legislatura di Forza Italia e del Pd. Potenziali protagonisti, dopo il voto del 4 marzo, di una grande coalizione che farebbe contenta Bruxelles, dichiaratamente preoccupata dalle prese di posizione euroscettiche di Lega e M5s. La convergenza salta all’occhio leggendo gli interventi del presidente dei deputati di FI Renato Brunetta e del consigliere economico della presidenza del Consiglio Luigi Marattin (Pd) pubblicati sul Foglio il 17 gennaio. Oggetto, le proposte per ridurre un debito che nel 2017 è lievitato oltre il 132% del pil e dopo la fine del quantitative easing della Bce potrebbe esporre la Penisola a nuovi attacchi speculativi.
Il partito di Silvio Berlusconi va oltre le grandi cartolarizzazioni imm..

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I sommersi e i salvati

All'ingresso della buvette, compare Piero De Luca, primogenito di Vincenzo, in un capannello di parlamentari campani. Siparietto: “Stai già familiarizzando con il Palazzo?”. Risposta: “Lo prendo come un augurio…”. Affianco Tino Iannuzzi sorride: “È molto, molto probabile che verrà qui”. Figuriamoci se non lo eleggono, il figlio di Vicienzo: è la sua prima richiesta. L'altra è Franco Alfieri, l'uomo delle clientele organizzate “come Cristo comanda”: “Franco – disse De Luca nella famosa riunione con 300 amministratori – vedi tu come madonna devi fare. Offri una frittura di pesce, portali sugli yacht, fai come cazzo vuoi tu! Ma non venire qui con un voto in meno di quello che hai promesso!”.
Imputato per bancarotta fraudolenta De Luca jr, indagato per abuso e peculato Alfieri, diventato nel corso della campagna per il referendum uno dei simboli di un sud eternamente uguale a se stesso, clientele e capibastone, voto organizzato e potere ostentato. La richiesta è di posti s..

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In direzione Pd arriva la ‘Salva-Fassino’: deroga a candidarsi per gli ex segretari e padri fondatori del partito

Il Pd ha trovato l'escamotage per ricandidare Piero Fassino in Parlamento alle politiche del 4 marzo. La direzione nazionale, convocata oggi al Nazareno, decide anche le deroghe per i vecchi segretari dei partiti fondatori del Pd. Eliminati Walter Veltroni e Francesco Rutelli – rispettivamente Ds e Margherita che non si candidano, eliminato anche l'ex dem Pierluigi Bersani (ex segretario Pd che si candida con Liberi e Uguali) resta solo Fassino. La deroga per i vecchi segretari e padri fondatori del Pd è di fatto una deroga 'Salva Fassino', ex sindaco di Torino e soprattutto 'inviato' di Matteo Renzi ai rapporti con la costruenda coalizione di centrosinistra, nata poi in forma ridotta.
Dario Franceschini infatti, benché abbia avuto esperienza di segretario del Pd dopo le dimissioni di Veltroni a febbraio 2009 e fino al congresso di novembre dello stesso anno, ricadrà tra le deroghe per premier e ministri. La direzione di oggi infatti decide anche su tutta ..

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Missione in Niger, la Camera dà l’ok. FI e Fdi votano a favore, contrari LeU e M5s “Interessi neocoloniali rischiosi per Italia”

Nel paese del Sahel verranno inviati 470 militari: il governo ha annunciato che non sarà una missione combat, ma di controllo dei confini, come il pattugliamento della zona al confine con la Libia, bloccando i trafficanti che cercano di raggiungere il Paese nord africano. Ma non mancano i dubbi circa i vantaggi che la Francia ricaverebbe dall'apporto italiano. Il provvedimento prevede anche la conferma delle attività in Afghanistan, Libano, Balcani, Somalia e l’appoggio alle missioni Nato in Lettonia e Turchia
La Camera ha approvato la missione militare in Niger. Montecitorio ha dato il via libera della Camera alla risoluzione di maggioranza sulle deliberazioni assunte dal Consiglio dei Ministri il 28 dicembre sulle missioni internazionali nel 2018. Il testo è stato approvato con l’ok di Forza Italia e Fratelli d’Italia mentre la Lega si è astenuta. Contrari Liberi e uguali e Movimento 5 Stelle.
Nel paese del Sahel l’Italia manderà 470 militari: il governo ha annunciato che non ..

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Incontro Pd e +Europa: alleanza in dirittura d’arrivo

Alleanza in dirittura d'arrivo tra Pd e +Europa. Si è svolto infatti in mattinata un incontro tra una delegazione della lista “+Europa con Emma Bonino” (Benedetto Della Vedova, Riccardo Magi, Bruno Tabacci) e una delegazione del Partito Democratico (Maurizio Martina, Lorenzo Guerini, Piero Fassino).
“Al centro dell'incontro la definizione di un'intesa che consenta di rafforzare ed espandere la coalizione di centrosinistra – si legge in un comunicato -. L'intesa è in primo luogo possibile per la comune convinzione che per l'Italia non vi sia futuro senza l'Europa”.

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Interviste fai da te, per Richetti (Pd) niente domande, solo dichiarazioni. “Com’è andata?”, “Ottimo, 18 secondi”

Mentre tv e giornalisti attendono l’annunciato incontro tra Matteo Renzi ed Emma Bonino per l’alleanza elettorale, nell’ingresso del Nazareno, sede del Pd, arriva Matteo Richetti per “una dichiarazione di venti secondi sui vaccini”. Richetti non è tra quelli che si negano alle domande, ma decide ugualmente di prestarsi alla pratica della ‘dichiarazione‘ per le tv, in questo caso sul tema vaccini, che i tg infileranno nel cosiddetto ‘pastone’. “Com’è andata?”, “Ottimo”. Diciotto secondi appena, tutto finito, e niente più. Come già altri prima di lui: Fiano, Guerini, Boschi, Rosato
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Sondaggio Emg per TgLa7. Centrodestra avanza ancora, forte flessione per M5S

Il centrodestra avanza ancora e amplia il divario con M5S e Pd, che registrano flessioni. È quanto emerge dall'ultima rilevazione condotta da Emg per il TgLa7, secondo cui la coalizione formata da Forza Italia, Lega, Fratelli d'Italia e Quarto Polo si avvicina ulteriormente a quella soglia del 40% che potrebbe consentire la governabilità. La coalizione si attesta infatti al 37,6%, in progresso di 1,5 punti percentuali, con Forza Italia al 15,7% e la Lega al 13,8%.
Pesante arretramento in una settimana per i 5 Stelle, che vedono il loro consenso al 26,8%, ben 1,4 punti sotto la precedente rilevazione. Il Pd si attesta al 23,8%, lasciando sul terreno lo 0,3% in una settimana: la coalizione di centrosinistra arriva al 28,2%, con una flessione di 0,2 punti percentuali. Per Liberi e Uguali il dato è di crescita (dello 0,4%) al 6%.
Con gli indecisi al 15%, si ingrossa ulteriormente la pattuglia degli astenuti, al 33,9%.

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Diaspora silenziosa dal Pd dei non renziani che decidono di non ricandidarsi: da Ichino a Chiti, da Fioroni a Bindi…

Giuliano Da Empoli dentro. Luigi Manconi chissà. Di certo diranno addio alle Camere diversi parlamentari Dem tra i meno renziani o non renziani, quasi fosse una nuova diaspora silenziosa dopo la scissione del febbraio scorso. Fuori per scelta propria Pietro Ichino, Vannino Chiti, Giorgio Tonini, Beppe Fioroni, Massimo Mucchetti oltre a Anna Finocchiaro e Rosi Bindi, che lo hanno annunciato già prima della pausa natalizia. E invece sull'alleanza tra Pd e Ala di Denis Verdini ancora non è detta l'ultima parola, anche se è materia scottante per il Nazareno: dal quartier generale renziano continuano a fioccare dinieghi e silenzi.
Mercoledì alle 18 il segretario Dem Matteo Renzi riunisce la direzione nazionale del partito. Non è ancora quella decisiva sulle candidature per le politiche (c'è tempo fino al 29 gennaio). Ma servirà a stabilire le deroghe per i parlamentari che si ricandideranno pur avendo già maturato i 15 anni in Parlamento, limite previsto dallo Statuto. Anche ..

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Elezioni, Nardella (Pd) vs Fassina (LeU): “Dite no a Gori e aprite al M5S”. “Noi argine alla destra, dovreste ringraziarci”

Scontro vivace a L’Aria che Tira (La7) tra Stefano Fassina, esponente di Liberi e Uguali, e il sindaco Pd di Firenze, Dario Nardella. Fassina spiega i motivi per i quali Liberi e Uguali ha sostenuto Zingaretti nel Lazio e non Gori in Lombardia: “Nonostante in politica le biografie contino, non è stato questo il criterio utilizzato: abbiamo guardato le discontinuità programmatiche. La proposta di Gori non aveva le necessarie discontinuità che avevamo proposto a livello nazionale. Dicono che ci siamo divisi dal Pd. In realtà, è il nostro popolo che si è diviso“. Nardella replica: “Col mancato sostegno a Gori, LeU fa un grande regalo a Salvini e a Berlusconi. Si dà un vantaggio alle destre”. Fassina obietta che il voto utile è ridicolo, ricordando la débâcle del Pd a Sesto San Giovanni, storica roccaforte di sinistra. Poi precisa: “Nel Lazio avremmo fatto un confronto anche col M5S, oltre che con Zingaretti, ma Roberta Lombardi e i 5 Stelle sono prigionieri di un principio di autosufficie..

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Regionali Lazio, l’accordo tra Grasso e Zingaretti ci dice cos’è davvero Liberi e Uguali

L’accordo tra Pietro Grasso e Nicola Zingaretti, per costruire un nuovo centrosinistra nelle elezioni della regione Lazio, ci dice cosa sia Liberi e Uguali più di mille discorsi.
In primo luogo qualcuno ha capito le vere ragioni per cui LeU fa l’accordo con il piddino Zingaretti nel Lazio e non lo fa con Gori (sempre Pd) in Lombardia? Qualcuno conosce qualche punto programmatico che Zingaretti ha concesso a Grasso e che invece sarebbe stato negato da Gori? Nessuno. Anche perché in campagna elettorale, una promessa non si nega a nessuno. Il primo dato è quindi questo: i famosi contenuti di sinistra che vengono sbandierati non sono altro che la foglia di fico con cui viene coperto un accordo che in realtà è puramente di schieramento: Giorgio Gori è renziano e quindi non si può appoggiare, Zingaretti è diversamente renziano, arriva dalla ditta, e quindi si può, anzi, si deve appoggiare. A prescindere dai contenuti e da cosa ha fatto Zingaretti. La ragione di esistenza di LeU è quindi in ..

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Elezioni Lombardia, Rosati (LeU): “Fontana? Un razzista, ritiri la sua candidatura. M5s? Non va demonizzato”

“Le dichiarazioni di Attilio Fontana? A uno che fa una dichiarazione del genere bisognerebbe chiedere di ritirare subito la candidatura”. Così, ai microfoni di Ho Scelto Cusano (Radio Cusano Campus), Onorio Rosati, candidato di Liberi e Uguali per la presidenza della Regione Lombardia, commenta le frasi del leghista Attilio Fontana. “Il centrodestra ha presentato questo nuovo candidato – continua – facendolo passare per moderato, ma le prime uscite che ha fatto sono intrise del peggior razzismo leghista. Sono dichiarazioni molto gravi che vanno condannate. E’ impensabile che un personaggio simile, proprio per le sue idee, possa diventare governatore della Regione Lombardia”. Rosati spiega il motivo per cui Liberi e Uguali ha scelto di allearsi col Pd nel Lazio e non in Lombardia: “C’è sicuramente un problema di biografia. Non è possibile paragonare la biografia di Zingaretti con quella di Gori, che, ad esempio, ha sostenuto il referendum per l’autonomia indetto da Maroni. Poi c’è anche..

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La divisione a sinistra, sbagliata sì, ma non inspiegabile

Da più parti si è bollata come incomprensibile la scelta di LeU di non sostenere Gori in Lombardia. Io stesso mi sono associato ai ben più autorevoli appelli di Prodi, Veltronie altri a non commettere tale errore. Per molte ragioni: la storica minorità del centrosinistra in Lombardia prescriverebbe di unire le forze; l'opportunità dischiusa dal ritiro all'ultima ora di Maroni; il sistema elettorale e istituzionale regionale che, diverso da quello nazionale, ancora polarizza al traino del presidente eletto direttamente; l'esigenza di porre il seme dell'auspicabile ricostituzione di una nuova unità a valle di elezioni nazionali che registrano una lacerante divisione del centrosinistra. Ma soprattutto per dimostrare che l'attuale divisione, pur politicamente motivata dal dissenso su un corso politico e di governo a guida Pd, non si configura come strategica e irreversibile. Come, almeno nelle pubbliche dichiarazioni, si sostiene avvenga sia da parte del Pd, sia da..

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Tessera del Pd bruciata. Paolo Ferrara, capogruppo M5s a Roma, pubblica il video: “Dopo averla strappata iscriviti da noi”

L'invito finale è, una volta “stappata e bruciata la tessera del partito (Pd, ndr)” di “iscriverti al Movimento cinque stelle”. Così Paolo Ferrara, capogruppo M5s a Roma, con un post su Facebook – in cui mostra un video in cui viene bruciata una tessera del Pd – invita gli ex elettori del Partito democratico a iscriversi al partito pentastellato dopo che, scrive lui, si continuano “a fare gli interessi di chi governa e dei loro amici”.
Il Pd capitolino, dopo la pubblicazione del video, chiede le immediate scuse di Ferrara. “L'articolo 49 della costituzione recita: 'Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Il post di Paolo Ferrara “oltre ad essere una pesante offesa per milioni di italiani è un oltraggio alla democrazia e alla costituzione. Dalle bandiere ai libri bruciati è nata la notte della democrazia. Ferrara vergogna. M5S chieda scusa”
Ecco il post su Facebook di ..

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Migranti, Gratteri contro Minniti: “Non è da Stato civile far costruire gabbie in Libia per bloccare le partenze”

Il procuratore capo di Catanzaro ha parlato dell'accordo stretto dall'Italia con il governo di Tripoli per fermare i flussi migratori lungo la rotta del Mediterraneo centrale: “Mentre noi parliamo ci sono donne che vengono violentate o bambini che vengono bastonati a sangue e non sto tranquillo perché ne arrivano 2mila in meno”, ha detto intervistato su La7
A Nicola Gratteri l’accordo stretto dall’Italia con il governo di Tripoli per fermare i flussi migratori lungo la rotta del Mediterraneo centrale non va giù. E non usa mezzi termini per dirlo: “La strategia di Minniti non mi è piaciuta – ha detto il Procuratore capo di Catanzaro intervistato su La7 – perché non è da Stato civile e occidentale far costruire delle gabbie sulle coste della Libia per impedire che gli immigrati partano. Quello è un tappo”.
“Bisognerebbe andare in centro Africa, mandare i servizi segreti per capire chi organizza queste traversate nel deserto, e poi andare lì e costruire aziende agricole, osped..

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Elezioni Lazio, l’annuncio di Piero Grasso: “Liberi e Uguali sosterrà la candidatura di Nicola Zingaretti a governatore”

Via libera all'intesa annunciato dal leader di Leu: “Ci sono tutte le condizioni per costruire un’alleanza di sinistra”. Contento il governatore uscente e candidato del Pd: “Abbiamo trovato punti di incontro e condivisione importanti che saranno utili a cambiare ed essere più forti”. Ma piovono critiche da Civica Popolare, che con Lorenzo Dellai avverte: “Segnale di chiarezza dai dem, solo dopo il quale sarà possibile assumere le nostre decisioni politiche in Lazio e non solo”
L’accordo nel Lazio tra Pd e LeU è a un passo. Dopo l’apertura degli scorsi giorni, la conferma è arrivata dopo l’incontro tra il leader di Liberi e Uguali, Piero Grasso, e il candidato dem Nicola Zingaretti. Ma l’intesa non piace a Civica Popolare, che critica la stretta di mano e chiede un “segnale di chiarezza” al Pd e agita lo spettro di uno strappo a livello nazionale. Il via libera all’appoggio al governatore uscente è stato annunciato da Grasso: “Ho portato all’attenzione del presidente Zingaretti le..

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Elezioni, Verdini e Renzi verso l’accordo. In cambio del sostegno, seggi sicuri per Ala. Barani: “Ho arretrati da incassare”

Lo schema prevede che Ala presenti le liste nel proporzionale con il Pd portando alla coalizione un pacchetto di voti soprattutto in Campania, Puglia e Toscana, dove i verdiniani sperano di raccogliere un po’ di preferenze. La “contropartita” dell'accordo sarebbe un seggio a Prato e alcuni uomini nei collegi esteri. Il senatore al Fatto.it: “La storia dirà che hanno fatto le riforme grazie a noi. Io un giocatore protagonista, da Pallone d'Oro”. Critici i promotori della Lista Insieme
Dopo aver sostenuto il governo Renzi tradendo il proprio padrino politico, Denis Verdini sta lavorando per costruire un’alleanza con il Pd in vista delle elezioni del prossimo 4 marzo. La notizia è stata anticipata sabato al Corriere Fiorentino e a quanto risulta al ilfattoquotidiano.it la prossima settimana sarà decisiva per stabilire modi e tempi dell’intesa. I dem non parlano, gli uomini di Beatrice Lorenzin aprono, mentre sono critici i promotori della Lista Insieme. Gli uomini di Ala, quest..